Pianura Cuneese
Storia della Provincia di Cuneo e delle sue preziose risorse idriche
La Provincia di Cuneo conta 250 Comuni. Essa fu istituita nel 1859 dalla Legge Rattazzi (Regio Decreto 3702 del 23 ottobre) e, riferendosi all’intero territorio (6.900 km2), è dato che sia la provincia più antica d’Italia e la terza per estensione (dopo Bolzano e Foggia). Per questo motivo è chiamata anche Provincia Granda.
Cuneo nasce solo nel XII secolo come Comune autonomo. Negli anni successivi la nuova città ed il suo territorio vennero contesi dai marchesi di Saluzzo e dagli Angioini, sotto i quali, nel corso della prima metà del Trecento, Cuneo conobbe un momento di grande sviluppo economico e, di conseguenza, urbanistico: il volto della parte più antica della città si formò proprio in questi anni.
Dopo un travagliato periodo politico costellato anche da scontri, nel 1382 furono i Savoia a prendere possesso definitivamente della città. Ma la casa sabauda non portò affatto pace e serenità. I secoli che seguirono restano famosi nella storia cittadina per i leggendari sette assedi che Cuneo subì, l’ultimo dei quali, nel 1799, si trovò stretta dalla morsa di un forte esercito austriaco che alla fine riuscì ad espugnare la città. Altrettanto eroico ma con esito diverso fu l’assedio del 1744. Il dominio napoleonico rese possibile l’espansione del territorio urbano in direzione sud-ovest.
L’Ottocento, ed ancora di più il Novecento, è il secolo dello sviluppo industriale e agricolo di Cuneo. Si registrarono, però, importanti fenomeni di emigrazione verso la fine dell’800 e nel primo ‘900. Povertà, fame, mancanza di lavoro furono le cause scaturite in seguito allo squilibrio fra crescita demografica e sviluppo economico che caratterizzò l’area in quei periodi. Concause furono la trasformazione e l’evoluzione tecnologica sia nel settore industriale (molto in crisi) che agricolo che provocò un forte dissesto nei settori produttivi e fra le classi sociali. Nel primo quarto del secolo scorso si registrò un forte decremento demografico da attribuirsi sia all’inizio dell’industrializzazione agricola in pianura sia alla frammentazione fondiaria.
Oggi, al tradizionale ruolo di importante mercato, soprattutto di bestiame, si è affiancato il sorgere di importanti industrie di media grandezza, favorendo ulteriormente il decollo dell’economia della Provincia Granda, senza appesantirla indiscriminatamente.Ed in questa grande evoluzione del territorio, rilevante importanza ha avuto senza dubbio l’ingente patrimonio di risorse idriche, superficiali e sotterranee, sia della pianura cuneese, sia della zona alpina.
Prima dell’anno mille il settore di pianura era ancora una distesa di boschi, brughiere ed ampie zone paludose legate all’affioramento della falda idrica, con una coltura arativa molto ristretta ed uno sviluppo agrario limitato. Le zone umide interessavano ampie porzioni del territorio cuneese, in particolare le zone di Staffarda, Centallo e Praforchetto presso Margarita.
Con il secolo XI iniziarono i lavori di bonifica di queste aree da parte dei monaci delle diverse congregazioni religiose attraverso la realizzazione di fossi e canali drenanti che, nei settori più a valle, carenti d’acqua nella stagione estiva, potevano distribuire le acque raccolte. Gli interventi dei monaci Cistercensi nei settori circostanti l’Abbazia di Staffarda, dei Benedettini della Certosa di Pesio nell’area di Margarita, furono le opere più importanti realizzate. La prima documentazione storica sulla realizzazione di opere di presa di fontanili si ritrova negli archivi storici del Comune di Saluzzo e risale al 1495.
Nel secolo XI si realizzarono i primi significativi interventi di canalizzazione delle acque superficiali per uso irriguo, con la realizzazione della “Bealera Tavolera” dalla destra del Torrente Grana, nel 1151 nell’agro di Borgo S. Dalmazzo si costruisce la “Bealera Nuova” con derivazione in sinistra del Torrente Gesso, che venne poi ristrutturata nel 1435. Nel 1293 si scava uno dei più importanti canali irrigui nell’area del Monregalese, il Canale Brobbio-Pesio, derivando acqua dal Torrente Pesio e, soltanto dal 1743 arricchito dalle Sorgenti del Lago di Beinette attraverso la realizzazione del canale “Bealerassa“. Nel 1471, dalla destra del Torrente Stura di Demonte vengono derivati i canali di Bene e Cherasco, mentre nel 1474 sono completate le opere di presa sui Torrenti Gesso e Vermenagna per alimentare il Naviglio di Boves (detto anche Naviglio Lovera).
A partire dal 1577, con Emanuele Filiberto Duca di Savoia, si costituisce un’organizzazione demaniale per l’amministrazione e la gestione dei canali. Dal secolo XVI nel cuneese, come in tutto il Piemonte, si susseguono gli sconvolgimenti politici in cui prende via il dominio del Ducato di Savoia; ai cambiamenti politici ed economici seguono mutamenti nella gestione dell’agricoltura, con l’aumento dei terreni coltivati, livellamento di superfici difformi, miglioramento del sistema di irrigazione e conseguente miglioramento del benessere sociale. Numerose furono le innovazioni di carattere legislativo, con la costruzione, nel 1567, di un Magistrato speciale per le acque. Per quanto concerne le strutture irrigue si può affermare che la rete dei canali cuneesi alla fine del 1600 fosse ormai in gran parte delineata.
L’Ottocento vide in Piemonte il succedersi dell’Impero Francese, la restaurazione dello Stato Sabaudo, le guerre di Indipendenza ed infine l’Unità d’Italia. Nonostante questi sconvolgimenti politici non mancarono interventi validi sulle acque quali il Codice Albertino in materia di irrigazione che eliminò i monopoli che i grandi proprietari terrieri si erano creati nella gestione delle acque, nonché l’impronta data dal Cavour all’associazionismo irriguo. Quest’ultimo concepì e maturò l’idea di affidare direttamente la gestione dei canali agli agricoltori, riuniti in un unico ente e con l’osservanza di un unico statuto, non essendo ancora nella legislazione la figura giuridica di Consorzio irriguo, introdotta dalla legislazione italiana con l’articolo 657 del Codice Civile.
Infine, sempre nella seconda metà del secolo XIX, va segnalata la creazione di ulteriori canalizzazioni e l’incremento delle portate dei canali alimentati dai fontanili attraverso la realizzazione di particolari perforazioni denominate “Sistema Calandra“, ideate dall’avvocato Claudio Calandra di Murello, deputato del Parlamento Nazionale e vice presidente del Consiglio provinciale di Cuneo. In questo periodo furono scavati ed ampliati i fontanili di Centallo, Cavallermaggiore, Marene, Savigliano, Ruffia, Fossano, Morozzo e Margarita.
I lavori di bonifica continuarono fino agli anni ’30 e ’50 quando furono realizzate le ultime opere come l’ampliamento delle trincee drenanti dei Sagnassi di Centallo e dei Paschi di Beinette.
L’interesse per lo sfruttamento delle risorse idriche sotterranee si manifesta nella pianura cuneese e nei settori collinari di pari passo con le tecnologie di scavo nel sottosuolo. Vero è che vi sono esempi di pozzi per acqua, scavati a mano, che risalgono al 1300 ed al 1400. Ma il vero accesso all’acqua sotterranea è avvenuto a partire dall’inizio del 1800, quando fu possibile trivellare, anche se con tecniche primitive, pozzi nell’acquifero superficiale, soggiacente per pochi metri. Questi, comunque, e tutti quelli che saranno praticati sino al giorno d’oggi, hanno reso disponibili fonti di discreta qualità agli insediamenti agricoli e agli allevamenti.
Estratto da “Le acque sotterranee della pianura Cuneese” a cura di Massimo Civita, Bartolomeo Vigna, Marina De Maio, Adriano Fiorucci, Salvatore Pizzo, Marino Gandolfo, Cinzia Banzato, Stefania Menegatti, Marco Offi e Barbara Moitre. Scribo – Firenze (2011). Codice ISBN 9788890652943